Trentino/Alto Adige

La famiglia Tabarelli ha origine in Trentino, dove si è diffusa principalmente nei seguenti paesi: Terlago, Vigolo Vattaro, Tassullo, Faver, Cembra, Faedo, Trento e anche nell’Alto Adige (in tedesco Süd-Tyrol), principalmente a Salorno, Laives, Bolzano.
Dal Trentino i Tabarelli si sono estesi anche in altre regioni vicine come la Lombardia Veneto e nella regione dell’Emilia-Romagna.

Storia della famiglia Terlago

Da tempi remoti, cioè da quando è possibile conoscerne la storia, la famiglia Terlago ha avuto la propria residenza nel villaggio di Terlago (Trilacus o Terlacus) presso Trento e sussiste la possibilità che anche gli antenati di colui che è conosciuto finora come capostipite della casata siano vissuti a Terlago. Questo primo antenato, al quale al quale si può storicamente risalire, è “Fatus de Trilaco, Notarius Trilaci” così nominato in molti documenti della prima metà del XIV secolo, il quale visse nella prima metà o attorno alla stessa metà del XIII secolo. Egli è il capostipite della ininterrotta e storicamente accertata genealogia della famiglia Terlago, come pure dei Signori, rispettivamente degli estinti conti de Tabarelli de Fatis. I suoi discendenti, e precisamente i Terlago fino al cinquecento e i Tabarelli fino ai nostri giorni, presero da lui e portarono il nome “de Fatis” mentre i discendenti della famiglia Terlago non sono mai, o quasi mai, nominati nei documenti senza il nome “ de Trilaco”, espresso questo nella forma usata nei rispettivi secoli.

La Famiglia TERLAGO (de FATIS) nel XIII e XIV secolo.
Il nominato Fatus de Trilaco viene menzionato nei documenti nella prima metà del XIII secolo, come padre, rispettivamente nonno di un Giovanni e di un Fatus (II). I documenti (atti notarili) indicano che anche i suoi discendenti erano notai a Terlago e contengono per lo più trascrizioni di proprietà a Terlago e dintorni. Egli viene quasi sempre nominato “Ser Fato, quondam Ser Johannis quondam Ser Fati de Trilaco, Notarii”.

Significato del nome

Si è molto ricamato sulla nascita del soprannome Tabarelli, tirando in ballo anche il gesto di San Martino ripetuto da un membro che avrebbe dato il suo “tabarro” ad un povero. In realtà era un soprannome derivante dal possesso di alcuni prati nei quali passava il Rio Tavarel. Nei documenti poi la “v” è diventata una “b”. Dalla voce dialettale tabar, che indica un mantello o un pastrano, con bavero, portato come segno di distinzione da coloro che ricoprivano un particolare ufficio. Col termine tàpe   s’indicava una persona in buono o cattivo arnese; riferito alle arti o mestieri, tàpe poteva indicare chi si assestava o si acconciava provvedendosi di vestiti.

Il cognome TABARELLI era in origine un soprannome. Inizialmente la famiglia era conosciuta solamente come DE FATIS, dal patronimico FATUS, e, aggiungendo come d’uso allora il luogo d’origine, DI TERLAGO.

Si è molto ricamato sulla nascita del soprannome Tabarelli, tirando in ballo anche il gesto di San Martino ripetuto da un membro che avrebbe dato il suo “tabarro” ad un povero. In realtà era un soprannome derivante dal possesso di alcuni prati nei quali passava il Rio Tavarel. Nei documenti poi la “v” è diventata una “b”. Fino a quasi tutto il 1700 i membri di questa famiglia si sono sempre chiamati TERLAGO DE FATIS (e DE FATIS TERLAGO) “dicti” o “cognominati” TABARELLI.

(Note storiche di Dr. Gian Maria Tabarelli de Fatis)

Da “Documenta”

Paulo di Terlacho, creato nobile del Sacro Romano Impero dall’Imperatore Sigismondo (Doc. 1) da cui discende il ramo della Famiglia de Terlago chiamata de Tabarelli; di qui la provenienza del cognome: poiché Paulo veniva chiamato Tabarello come si può vedere dal Diploma di Alessandro vescovo. (Doc. 2)

A proposito del nome Tabarelli

Altro esempio di aggiunta di veri cognomi (come anticamente era avvenuto per quello de Fatis della Famiglia di Trilaco come sopra) lo si può rilevare dalla stessa famiglia Terlago nel ramo, ossia della linea Tabarelli denominata così accidentalmente all’inizio del secolo quindicesimo e così questa denominazione si impose in modo sia che gli Imperatori e principi, ma anche loro stessi si firmavano – Terlago de Fatis Tabarelli, ossia Tabarelli de Fatis, o solamente Tabarelli, aggiungendo così al vero Cognome de Terlago l’antica aggiunta de Fatis, e in seguito Tabarelli, e talvolta solo de Fatis, in modo tale che da questi continui e frequenti documenti nessuno parla di simile aggiunta, e che Tabarellus fosse il loro vero Cognome; lo si può vedere anche nel fol. 446 not. A del Volume Primo di “Notizie Istorico critiche intorno al B. Martire Adalpreto Vescovo &” dove parlando di Tommaso Tabarello dice: “Questi pur anche merita luogo tra gli Scrittori Tirolesi non meno di Donato Vincenzo della nobile antica famiglia Terlaga”.  (Doc. 13, pag. 21)

Da “Documenta”

Che poi il termine Fati fosse un nome, non appare solo da quanto detto sopra, ma viene confermato da un certo Documento del 28 Ottobre 1338 richiesto da un certo Nicola notaio del signore Parisi riguardante la permuta fatta di certe Regole tra il signore Avanzio, rettore della cappella di S. Andrea di Terlago e il comune di Terlago, al quale tra altri intervenne come testimone il signor Bartoldo di Terlago, ci sono le formalità “Praesentibus Domini Bertoldo de Trilaco q. Domini Petri filii q. Fati” come se il nonno di Bertoldo da Terlago si chiamasse Fati di nome non di cognome, e siccome il detto Bertholdo viveva nel 1338 quando suo padre Pietro era già morto, il nonno Fati era vissuto certamente prima del 1300.

Anche altrove in quelli stessi tempi si trovava lo stesso nome Fati, e precisamente nell’anno 1279 tra i mercanti di Verona si nominava un Ser Fatus tinctor, come si legge nel fol. 74 del Volume del 1765 anche nel 1160 si legge nel volume stampato a Trento nel 1754 fol. 23, dal titolo “Disertazione intorno la Santitate e martirio del Beato Dalpreto” Fatolinus Notarius de Verona –

Del resto che la parola Fati, oppure de Fatis fosse aggiunto al cognome di Terlago solo accidentalmente lo si può vedere anche dalla Matricula Civica Tridentina renovata anno 1577, la quale, nominando i Terlago, & Tabarelli dice: “La famiglia, o sia casa Trilacha, e Tabarella, ambe anticamente dette dii Fati“. La qual cosa indica chiaramente che questo non era il loro cognome, ma soltanto dette così abusivamente come afferma evidentemente la parola dette, cioè, se fosse stato il vero cognome, non avrebbe detto dette, ma il cui cognome era de Fatis.

(Doc. 13, pag. 22) Da “Documenta”

Tabarelli e Tabarelli de Fatis

Il cognome TABARELLI era in origine un soprannome. Inizialmente la famiglia era conosciuta solamente come DE FATIS, dal patronimico FATUS, e, aggiungendo come d’uso allora il luogo d’origine, DI TERLAGO.

Fino a quasi tutto il 1700 i membri di questa famiglia si sono sempre chiamati TERLAGO DE FATIS (e DE FATIS TERLAGO) “dicti” o “cognominati” TABARELLI.

Nell’aprile del 1432 questi tre esponenti della famiglia de Fatis (Antonio, Giovanni Conto ed il loro cugino Paolo) ricevono a Parma, dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, la nobilitazione imperiale.
Sigismondo conferì come stemma un levriero nero rampante. Il decreto recita: “Nobilibus Antonio utriusque iuris perito ac Ioanne Conto fratribus quodam Pauli de Fatis de Terlaco et Paulo quodam Antonii de Fattis de Terlaco eius consanguineo”.
Nell’ottobre dell’anno successivo i tre de Fatis conseguirono anche la nobiltà vescovile per mano del Principe Vescovo di Trento, Alessandro duca di Mazovia, che concesse loro di aggiungere allo stemma l’aquila polacca.

Paolo “Tabarello” ebbe quattro figli:

Gasparino capostipite della linea di Terlago
Francesco capostipite della linea di Faver – Cembra
Tommaso capostipite della linea di Vigolo Vattaro – Trento
Giovanni capostipite (1795-1859) della linea di Rallo – Tassullo
All’uno o all’altro di questi quattro fratelli si riconducono tutti indistintamente i Tabarelli, i Tabarelli de Fatis ed i Tabarelli de Fatis Terlago sparsi per il mondo.

Alcune famiglie hanno conservato l’aggiunta de Fatis, mentre altre l’hanno abbandonato, ma sembra che tutti i Tabarelli provengano dalla stessa origine.

Rami della famiglia

Altre note storiche sono del Dr. Gian Maria Tabarelli de Fatis precisano l’origine dei vari rami di Tabarelli.

La famiglia è originaria di Terlago, piccolo paese a ovest di Trento sulla strada per le Valli Giudicarie e del Sarca.

La famiglia si è poi divisa in quattro rami: l’uno è rimasto a Terlago, il secondo è andato in Val di Cembra (a Faver), il terzo a Tassullo (Val di Non) e il quarto a Vigolo Vattaro (e poi a Trento).

Il ramo di Terlago esiste ancora, numeroso, ed ha alcuni esponenti nella vita pubblica locale. I suoi componenti vivono ancora nel paese. Ed alcuni a Trento. Da questo ramo partirono alcuni componenti che dettero origine a una famiglia di Bolzano (da non confondere con quelle staccatesi da Faver più sotto ricordate) e a una famiglia di Innsbruck, oggi divisa in più rami.

Il ramo di Tassullo si è estinto.

Il ramo di Faver – nato poiché il capostipite vi si trasferì in seguito al matrimonio con Caterina de Barbi, la cui famiglia era feudataria di Castel Grumés (oggi distrutto), si dilatò poi a Cembra, Cavalese, Arco, Riva, Rovereto, Nave S. Rocco, Ala, Milano, Bolzano, Bologna, Roma. Non ha più nessun rappresentante né a Faver né in valle.

Il ramo di Vigolo Vattaro nato anche per un matrimonio in quanto il capostipite sposò Dorotea di Montebello di famiglia della Valsugana e vi si trasferì – il castello era vacante – per essere più vicino alle terre della moglie, è ridotto attualmente a quattro membri: padre, due figli e sorella del padre. Stanno a Trento.

A questo ramo si deve la ricostruzione (inizio a cavallo tra il 1400 e il 1500, fine nella seconda metà del 1700) del palazzo Tabarelli di Via Oss Mazurana di Trento, oggi sede di una banca. Allo stesso l’abbellimento e l’ampliamento del Castello di Vigolo. Castello che, ridotto ad una completa rovina, è stato da me rilevato trent’anni or sono e completamente restaurato. (Io sono del ramo di Faver trasferitosi poi a Cavalese – dove oggi ci sono solo tre discendenti femminili, ottantenni o più – poi ad Arco – dove non c’è più nessuno – quindi a Bolzano – dove esistono ancora dei cugini – e infine a Milano).

Origine

Tutti i rami ebbero origine da PAOLO DE FATIS TERLAGO “dictus” TABARELLUS (data di nascita sconosciuta, morto nel 1469), il quale, insieme con i cugini ANTONIO e GIOVANNI CONTO (che diedero origine alle famiglie Terlago de Fatis), fu nominato nobile del S.R.I. dall’Imperatore Sigismondo nel 1432. L’anno successivo il principe Vescovo di Trento Alessandro di Mazovia potenziò lo stemma. Nel 1530 l’imperatore Carlo V concesse alla famiglia un motto (“magnanimo potuisse sat est“; l’altro motto “fatis credite – credite fatis – fallere nesciunt” è patrimonio da sempre, ma non si sa quando e da chi sia stato dato).

I rami di Faver, Castel Vigolo e Tassullo ebbero origine nella seconda metà del ‘400 ad opera dei figli di Paolo. In seguito i rami di Faver e Vigolo Vattaro ebbero il titolo di cavaliere aurato e conte palatino. Il ramo di Vigolo Vattaro ebbe nel 1790 dal Principe Elettore di Baviera il titolo comitale del S.R.I.

Il solo ramo di Faver è iscritto al Libro d’Oro della Nobiltà Italiana (conferma di Vittorio Emanuele III del 1925) in quanto l’unico che presentò la documentazione necessaria dopo l’annessione all’Italia del Trentino.

La famiglia Terlago, che deriva dall’Antonio sopraricordato in quanto il ramo di Giovanni Conto si inaridì molto presto, si è estinta pochi anni or sono e l’ultimo rappresentante ha lasciato erede del nome e della sostanza (a Terlago c’è un castello) il nipote Marchese Sandro Pallavicino, il quale oggi aggiunge al proprio il cognome Terlago de Fatis.

Sulla famiglia Tabarelli de Fatis esiste una pubblicazione stampata a Bassano sul finire del ‘700, che riporta tutti i testi dei diplomi originali di nobiltà e molti documenti successivi, una copia della quale è alla Biblioteca Marciana di Venezia, il cui titolo è Nonnulla documenta familiae de Trilaci et de Trilaci de Fatis Tabarella.

[Vedi link al testo completo Nonnulla documenta]

Documenti antichi

Nel 1220 in due distinti documenti purtroppo attualmente dispersi, ma visti da Giancrisostomo Tovazzi, (un frate erudito trentino che nel corso del Settecento ha lavorato al riordino di diversi archivi civici) per la prima volta compare un Fato de turri Trilaci. Quasi sicuramente da questo nome – aferesi di Bonfato o Malfato – la famiglia riceve il cognome de Fatis.

Con l’inizio del Trecento cominciano a prendere consistenza atti e documenti in cui vengono nominati discendenti di Fato.

Dal 1307 al 1333 è ripetutamente menzionato Iohanis cond. Fati notarij e in un documento senza data ma assegnabile agli anni a cavallo del Duecento col Trecento è riportato un suo zio paterno nonché omonimo, Iohanes frater Fati not. de Terlacu.

Una ulteriore pergamena del 1336, attesta l’esistenza di Fatus filius ser Iohannis cond. ser Fati.

Il figlio di questo secondo Fato verrà chiamato Giovanni come il nonno. Infatti un Iohanne cond. Fati risulta presenziare nel maggio del 1356 alla stesura di un contratto agrario. Giovanni intraprese la carriera dei suoi progenitori e quasi certamente sul finire del Trecento, grazie al notariato, acquisisce la cittadinanza di Trento.

Dopo di lui la famiglia si dividerà in due distinti rami. Egli infatti ebbe tre figli: Paolo dal quale discende il ramo dei conti Terlago, Antonio, precursore dei Tabarelli, i soli che conserveranno il de Fatis come memoria del casato antico e Francesco di cui poco o nulla si sa.

Si ha quindi la seguente genealogia antica:

Fato I° (metà / fine XIII secolo)
padre di Giovanni I° (fine XIII secolo / prima metà XIV secolo)
padre di Fato II° (metà XIV secolo)
padre di Giovanni II° (metà / fine XIV secolo)
padre dei fratelli:
Paolo capostipite dei Terlago
Antonio capostipite di tutte le successive linee dei Tabarelli
Francesco

Paolo ebbe due figli, Antonio e Giovanni Conto mentre suo fratello Antonio ebbe il solo Paolo (dictus Tabarellus), cioè la persona che ricevette dai contemporanei, sembra per via di un corto tabarro comunemente indossato, il soprannome “tabarello” che diventerà il cognome distintivo della sua discendenza.

Nell’aprile del 1432 questi tre esponenti della famiglia de Fatis (Antonio, Giovanni Conto ed il loro cugino Paolo) ricevono a Parma, dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, la nobilitazione imperiale.

Sigismondo conferì come stemma un levriero nero rampante. Il decreto recita: “Nobilibus Antonio utriusque iuris perito ac Ioanne Conto fratribus quodam Pauli de Fatis de Terlaco et Paulo quodam Antonii de Fattis de Terlaco eius consanguineo”.
Nell’ottobre dell’anno successivo i tre de Fatis conseguirono anche la nobiltà vescovile per mano del Principe Vescovo di Trento, Alessandro duca di Mazovia, che concesse loro di aggiungere allo stemma l’aquila polacca.


Paolo “Tabarello” ebbe quattro figli:

Gasparino capostipite della linea di Terlago
Francesco capostipite della linea di Faver – Cembra
Tommaso capostipite della linea di Vigolo Vattaro – Trento
Giovanni capostipite (1795-1859) della linea di Rallo – Tassullo

All’uno o all’altro di questi quattro fratelli si riconducono tutti indistintamente i Tabarelli, i Tabarelli de Fatis ed i Tabarelli de Fatis Terlago sparsi per il mondo. 

Storia dei nostri avi

La storia dei nostri avi (mi scriveva Luigi Tabarelli il 10 febbraio 2006) è come una droga che ci coinvolge un po’ tutti in un era dove poche sono le certezze c’è l’esigenza inconscia di sentirsi radicati, specialmente per  quelli come te che hanno scelto o sono stati chiamati a spostarsi nel mondo per realizzare il proprio viaggio interiore.

Da anni ho l’idea irrealizzata di creare un sito con l’araldo di famiglia come home page e fare quello che stai facendo tu con una raccolta colossale di dati, storie ecc.

In effetti l’avevo realizzato un sito sulla storia della nostra famiglia, ma i miei impegni non mi avevano permesso di seguirlo e dopo qualche anno di trascuratezza, il sistema l’aveva eliminato. Per fortuna possedevo ancora tanti dati storici e informazioni sullo sviluppo e la dispersione dei Tabarelli, che si sembrava opportuno riprendere il lavoro e ricostruire il sito, pensando a tutte le famiglie sparse nel mondo che hanno la curiosità di conoscere le proprie origini. Ora mi sembra che il tempo sia maturo e che la mia attuale età e le mie occupazioni del presente mi permettano di dedicarmi a questo paziente e utile lavoro.

Tieni presente (continua Luigi) che la storia della nostra famiglia è importante e immensa, se parti dal presupposto che eravamo già stati creati nobili del sacro romano impero germanico prima ancora che il khan dei mongoli iniziasse la conquista del mondo. L’origine della famiglia risale, come per tutte le famiglie della nobiltà austro ungarica tedesca, nella Schwarzwald, e in un periodo ben determinato che è la prima metà dell’undicesimo secolo, ho notizie che risalgono al 1096, ma sono i primi scritti, creati nel momento della consegna della contea di Terlago e dei terreni pertinenti alla stessa, quindi l’inizio è da datarsi verosimilmente a una o due generazioni prima.

Credo anche che la nostra famiglia abbia avuto grande gioco nella creazione del principato vescovile (di Trento), che era, all’epoca, un esperimento politico creato dagli imperatori del momento per trovare una formula avanzata di governo del territorio, per far evolvere da un sistema feudale a uno imperiale più funzionale, esperimenti uguali ve ne furono diversi in varie zone di influenza, uno il più famoso portò alla creazione del Liechtenstein ad esempio.

In Trentino fu l’imperatore Corrado detto “il salico” dalla sua appartenenza al ramo dei Franchi Salii, che furono fra gli ultimi insieme ai sassoni ad essere cristianizzati (triste pagina della violenza del passaggio dal cristianesimo all’imporsi al mondo del cattolicesimo, vedi i capitolari sassoni, a cui seguì la omonima strage, perpetuata dall’infame Carlo magno).

Importanti imperatori dettero terre e titoli grazie ai servigi resi all’impero furono Sigismondo secondo e il grandissimo Carlo V, pensa che fu proprio Carlo VI suo successore a riorganizzare come appare adesso il centro storico di Terlago, edificando, al posto delle capanne e delle povere case il paese “moderno” ai piedi del castello fortificato di famiglia.

Lo spirito indomito e combattivo e il senso di giustizia insito nel codice genetico che abbiamo ci ha però nel tempo danneggiato tanto che con l’avvento del “mariuolo mafioso” famosissimo e infame Bernardo da Cles detto il Clesio, la famiglia perse il suo ruolo di potere temporale, dato che la famiglia fu quasi sterminata dallo stesso e dai suoi sgherri, circa 200 cavalieri mercenari, a causa della posizione presa a favore dei contadini nella “rivolta dei rusteghi”, episodio, se non vado errato, collaterale alla guerra dei trent’anni.

Dopo questo fatto il contado fu dato in mano ai Cesarini Sforza, più vicini politicamente al papa e alla sempre odiata Roma (città che il Duhrer amava definire la Babilonia in cui si entra agnelli e da cui si esce lupi), Duhrer che affrescò il palazzo di famiglia in città, prima di raggiungere la capitale.

Alcuni nostri avi furono consiglieri di guerra di Carlo V, e parteciparono al sacco di Roma che avvenne credo nel 1527, non i lanzichenecchi, bensì svevi pannoni e tirolesi (e quindi anche trentini).

Nelle guerre successive fino alla grande guerra, sempre nella famiglia si distinse qualcuno, dalla difesa di Vienna dall’assedio turco, alle guerre nel Lombardo veneto, ad episodi eroici della prima guerra mondiale.
Molto potrai trovare sulla nostra storia, in Ungheria, nella capitale c’è una biblioteca storica, dove, solo però in ungherese è narrata la storia di famiglia, io non potei comprare quel volume perchè all’epoca non avevo sufficiente disponibilità, ma credo che addirittura sia citata nei libri di testo di storia locale. 
(Note di Luigi Tabarelli, 2006)